Dopo la grande tradizione classica la lirica d’amore europea rinasce agli inizi del secondo millennio d.C. nelle nuove
lingue romanze, ad opera di poeti-musici che allietavano con i loro canti le raffinate corti feudali della Francia del Sud.
L’
Aquitania è considerata il luogo di nascita del nuovo genere letterario, il suo grande feudatario-poeta
Guglielmo IX 
ne è ritenuto il padre, la lingua d’oc o provenzale è il duttile e musicale strumento in cui si esprime. Trovatori sono definiti i poeti provenzali, autori di parole e musiche dei loro testi, che cantavano personalmente accompagnandosi con strumenti. Poeti e musici di professione, che seguivano un accurato apprendistato artistico e che
viaggiavano di corte in corte ricevendo l’ospitalità dei feudatari e ricambiandola con un intrattenimento di alta qualità letteraria e musicale.
Il tema dominante (anche se non esclusivo) è
l’amor cortese, teorizzato da Andrea Cappellano nel celebre trattato De amore. Un amore raffinato, che è fonte di elevazione spirituale per il poeta ma che non esclude la gioia della passione, se uno dei generi più diffusi, l’alba, vede il poeta innamorato maledire il sorgere del sole che lo costringe ad allontanarsi dalla casa dell’amata.
Amore extraconiugale, sempre, in un’epoca e in una classe sociale in cui i matrimoni venivano sanciti dalle famiglie ben prima che i futuri sposi potessero esprimere la loro opinione. Dunque amore nascosto, che va protetto con cura dai “
malparlieri” (le malelingue del tempo), che è fonte di gioia ma anche di inquietudine perché costantemente minacciato.
Il poeta è sottomesso alla donna amata

come il vassallo al suo signore, in una visione della vita, dei rapporti interpersonali e dei sentimenti strettamente legata all’ideologia feudale e cortese.
Spesso, la dama celebrata dal poeta è proprio la signora del feudo posta al centro della vita di corte a causa della lunga assenza del marito per ragioni militari: siamo di fronte infatti ad un’aristocrazia guerriera che trova nelle crociate la massima occasione di gloria. Possiamo ben dire che i trovatori provenzali abbiano creato una
nuova lingua letteraria,

la
lingua d’oc, dopo secoli dominati dal latino, e un nuovo linguaggio della lirica d’amore, che influenzerà le prime scuole poetiche italiane fino a Dante (loro grande estimatore) e Petrarca.
Ma echi di questa poesia si ritroveranno ben oltre, fino ai moderni cantautori. Chi ricorda
Fila la lana di Fabrizio De André dovrebbe sapere che si tratta di una
chanson de toile, genere provenzale in cui il poeta dà voce alla dama che tessendo esprime la malinconia di un “amore da lontano”.
Spino Fiorito