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 Caponord 2009 (by Sergioenrico)

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Norton
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MessaggioTitolo: Caponord 2009 (by Sergioenrico)   Dom 6 Gen - 22:11

come scritto da altra parte, riporto qui nella sezione "giri fatti" il resoconto del nostro Sergioenrico del suo viaggio a Caponord.
Sergioenrico ha scritto:

"Un ferrovekkio a Caponord

E' il racconto del viaggio da Pavia a Nordkapp che Eugenia ed io, abbiamo fatto in agosto del 2009. Siamo partiti il 2 agosto da Pavia e siamo tornati il 20 agosto. Nei 19 giorni di viaggio abbiamo fatto circa 8700 chilometri attraversando Svizzera, Austria, Germania, Danimarca, Norvegia, Finlandia, Svezia per tornare ancora via Germania e Svizzera. Alternando alberghi a Hytte e a Robuer abbiamo speso in due, circa 4000 euro, una cifra tutto sommato accettabile se si considerano i costi del nord.
Di seguito il lungo racconto con le nostre impressioni che spero, non annoierà troppo, chi avrà la pazienza di leggerlo.

71° 10’ 21” Nordkapp

A Capo Nord si può arrivare con un comodo aereo, ci si può arrivare con il pullman di un viaggio organizzato, ci si può arrivare con un camper, o in auto, accompagnati da tutte certezze e da tutte le abitudini, oppure ci si può arrivare con una moto, mettendosi in gioco, vincendo le paure, le incertezze e la fatica.
Eugenia ed io ci siamo arrivati cosi.

Pavia Seesen Km. 930

Sveglia alle quattro, la moto è pronta in garage, resta solo da completare il rito della vestizione e partire. Pochi chilometri nel buio e raggiungiamo Mauro e Caterina con i quali faremo questo primo tratto del viaggio. Peccato non esserci organizzati meglio e non poter fare, in loro compagnia che il primo giorno.
La tangenziale di Milano, il San Bernardino poi la Svizzera e la Germania, tanto grande da sembrare interminabile. La prima sosta e’ nel paesino di Seesen, poco dopo Gottinga dove approfittiamo di una buona cucina e ancor di più dell’ottima birra.

Seesen Kristiansand Km. 730

Alle sette siamo già pronti, direzione nord, noi verso la Danimarca, Mauro a Caterina a prendere il traghetto per Oslo. Poco prima di Amburgo ci separiamo promettendo di tenerci in contatto via sms.
Soli, come sempre, sapendo però che in moto non si è mai veramente soli, e che ogni incontro sarà una buona occasione per fare nuove conoscenze.
Deludente la Danimarca, che percorriamo d’un fiato, con il patema d’animo per la penuria di distributori di benzina. Per la prima volta, vorrei una maggiore autonomia, rispetto ai 300 chilometri garantiti dalla Caponord.
Ad Hirtsals il traghetto viene preso d’assalto, facendo crollare in noi il mito della superiore efficienza nordica: La ressa ci costringe ad una affannosa ricerca di un posto in un self service da tutto esaurito.
Dopo tre ore di navigazione tranquilla , a mezzanotte mettiamo le ruote in Norvegia, che ci accoglie con una fredda pioggerellina.
Troviamo subito l’albergo che fortunatamente avevamo prenotato prima della partenza, ha il garage riparato per la moto! Scarichiamo i bagagli e alle 00,30 togliamo gli stivali.

Kristiansand Sorfjord Km 350

Benvenuti in Norvegia! Cielo nero e pioggia per il nostro primo giorno. Fortunatamente eravamo stati adeguatamente preparati dai racconti degli amici che ci erano già stati, ma già il primo impatto, ci toglie le residue speranze, di godere di una eccezione, alla regola di un clima impietoso.
Così inizia la nostra prima giornata in Norvegia, attraversando sotto la pioggia, la splendida valle del Setesdal
Una giornata di strade serpeggianti nel fondovalle con i boschi aggrappati ai fianchi di aspre montagne percorse sotto una pioggia autunnale.
Una giornata di brevi salite che conducono a passi di poco superiori a 1000 metri e che portano all’imprevisto incontro con le nevi.
Una giornata di cascate, a volte imponenti, con le grandi masse d’acqua che disegnano spettacolari vortici e magnifici arcobaleni, a volte esili fili d’acqua, che precipitano da grandi altezze. Spettacolari sempre.
Una giornata di fiordi, stretti da inquietanti montagne che si specchiano nell’acqua immobile, a volte con le cime nascoste da nubi, a volte spruzzate di neve.
Una giornata finita in una tranquilla gastaus dove trascorriamo la notte in un irreale silenzio.

Sorfjord Lom km. 250

Non piove ma il cielo è grigio e non ci lascia nessuna speranza che uno squarcio di azzurro lasci spazio ad un raggio di sole, ma almeno non piove. Costeggiamo prima il Sorfjord, poi l’Eidfjord, rami secondari dell’ Hardanger fjord fino a Brimmer. Una breve attesa ed un piccolo traghetto in 15 minuti ci porta sull’altra sponda del fiordo. Inizia qui, quasi inaspettatamente una delle giornate da ricordare di questo viaggio.
Dopo circa quaranta chilometri di una bella strada arriviamo a Voss, una piacevole località rinomata per gli sport invernali. Adagiata sul lago, con la sua bella chiesa in pietra, edificata sul luogo di una preesistente costruzione in legno, Voss meriterebbe una sosta ma dobbiamo proseguire.
Un po’ di confusione quando la E16 si divide ma con l’aiuto del gps siamo sulla strada giusta in direzione di Gudvangen e del Naeroyfjord un braccio secondario del Sogenfjord che con i suoi 204 chilometri è il più lungo fiordo del mondo.
Siamo indecisi se vedere il fiordo dalla strada, o dall’acqua, ci sembra tuttavia che quest’ultimo, sia il modo migliore per ammirare i fiordi.
Lasciata la Caponord nella pancia del piccolo traghetto, comodamente seduti sul ponte, siamo lentamente trasportati in un mondo irreale, fatto di montagne maestose e selvagge, di pareti che si gettano a picco nell’acqua, di cascate che rovesciano l’acqua dei ghiacciai direttamente nel mare.
Lungo il fiordo sono disseminati minuscoli centri abitati, a volte una manciata di coloratissime case che ci segnalano la presenza di vita nel fiordo.
Dura tre ore il viaggio sul traghetto. Tre ore passate con lo sguardo curioso a scoprire ogni dettaglio di questo mondo magico, e non ci sorprende che proprio qui possano nascere leggende legate alla potenza della natura.
Sbarchiamo a koupanger dove incontriamo la prima delle “stavkirkie”, le chiese in legno che testimoniano l’antica religiosità Norvegese.
Risaliamo il Lustrafjord, il ramo terminale del Sogenfjord che raccoglie l’acqua dei grandi ghiacciai dello Jostendalsbreen e dello Joutuneimen. Ad ogni curva la sorpresa di uno scorcio spettacolare: l’ansa di un fiordo, una cascata, una cima innevata.
Lasciato il Lustrafjord proprio dove l’acqua lattiginosa proveniente dai ghiacciai, si mischia e si confonde con quella verde del fiordo, mutandone gradualmente il colore, inizia la RV 55, la strada dei ghiacciai.
Ci fermiamo per qualche foto di fianco a due BMW LT la targa è italiana e quattro chiacchiere sono d’obbligo.
Qualche tornante e già intorno ai 600 metri di quota la vegetazione cambia aspetto. Poco più sopra scompaiono gli abeti per lasciare spazio alla bassa vegetazione d’alta quota che lascia spazio agli spettacolari paesaggi di laghi, di ghiacciai e di vette innevate. Al passo di Sognefjell a soli 1400 metri, il freddo si fa sentire con temperature di poco superiori allo zero.
Stanchi ma ancora estasiati per la bellezza dei luoghi, arriviamo nella bella località di Lom, dove ritroviamo le BMW LT e con i loro proprietari, ci ritroviamo a cena per una lunga e piacevole chiacchierata, seguita da una sommaria visita al luogo.



Lom sosta

Dopo quattro giorni di viaggio decidiamo per una sosta e Lom.
La località votata al turismo invernale, con il tumultuoso fiume che la attraversa e soprattutto con la sua interessante chiesa in legno del 1200, rappresenta il piacevole diversivo alle fatiche del viaggio. Dedichiamo quindi la bella giornata soleggiata a passeggiate lungo il fiume e soprattutto alla visita della stavkirkie. La chiesa costruita interamente in legno, riprende le tecnologie costruttive tipiche della gente di mare. La copertura è a carena rovesciata e le decorazioni richiamano quelle delle imbarcazioni vichinghe, con i dragoni che si stagliano sottili ed eleganti nel cielo.
L’interno è caratterizzato da un ciclo di semplici dipinti pare realizzati da un antenato di Eduard Munk, l’autore espressionista del famoso Urlo.

Lom Trondheim Km. 280

Non poteva durare il bel tempo! Ci svegliamo scoprendo la sella della Caponord bagnata ed un cielo nero, al quale non riusciamo proprio ad abituarci.
Quasi annusando il tempo, ieri sera abbiamo deciso per la strada più breve per arrivare a Trondheim, rinunciando così alla strada atlantica ed alla Trollstigen Il piccolo Stelvio norvegese.
Partiamo costeggiando per un bel tratto il fiume Otta che, stretto e tumultuoso, scorre in una angusta valle, per poi allargarsi, dopo qualche chilometro, placido e tranquillo, fino a formare uno spettacolare lago dall’acqua immobile, nel quale si specchiano i monti circostanti.
Imboccata la E6, sfioriamo le foreste del parco nazionale del Rondane, un altopiano nel quale distinguiamo le vette coperte da nevi che, caso eccezionale qui in Norvegia, superano i 2000 metri.
Continuiamo sulla E6 in direzione nord percorrendo una strada stretta tra le foreste di abeti e gli specchi d’acqua del parco nazionale del Dovrefjell. Le montagne si riflettono nell’acqua immobile tanto che ad un primo sguardo ci riesce difficile capire dove l’uno cominci e l’altro finisca.
In vista di Trondheim cominciamo a vedere un incoraggiante squarcio di azzurro che via, via che ci avviciniamo alla città, prende il posto del grigio.
Trondheim è una bella città medioevale, antica capitale della Norvegia e luogo di incoronazione del Reali Norvegesi. Arriviamo nel primo pomeriggio e dedichiamo il resto della giornata alla visita della città che festeggia Sant’ Olav, il Re Vichingo, patrono della città, che per primo si convertì al Cristianesimo.
Cominciamo la visita dalla sorprendente Nidaros Domkirkie, la cattedrale della città, costruita nel XII secolo sulla tomba di Sant’ Olav, L’antica cattedrale gotica, ha una splendida facciata decorata da statue di personaggi biblici coronata da due possenti torri quadrate sapientemente decorate. L’interno, tipicamente gotico, si sviluppa in altezza con i grandi archi che regalano una sensazione di ampiezza . La faticosa salita dei trecento gradini, ricavati nello spessore della muratura, porta alla sommità della torre, ci permette di dominare tutta la città e di abbracciare con lo sguardo il suo splendido fiordo.
Scesi dalla torre, perdiamo tempo nel divertente mercato, allestito in occasione della ricorrenza, che alterna prodotti tipici norvegesi con botteghe che offrono vari souvenir che ricordano nel medioevo. Sa troppo di falso questo medioevo ricostruito ci infiliamo nel museo che ripercorre i difficili giorni della dura battaglia che alcuni coraggiosi, hanno qui combattuto e vinto, durante i tragici eventi della seconda guerra mondiale."

continua - 1
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MessaggioTitolo: Re: Caponord 2009 (by Sergioenrico)   Dom 6 Gen - 22:13

segue

"Trondheim Mo i Rana km 470

Ripartiamo da Trondheim, con un bel sole che promette di regalarci una piacevole giornata. Lasciamo le tranquille le acque del Trondheimfjord, luccicanti di mille bagliori, per riprendere la E6 in direzione nord,.
La strada serpeggia dolcemente, alternando ampie distese di prati a boschi di abeti, ed è davvero rilassante guidare in queste condizioni di traffico quasi inesistente, dove l’unica fatica, è quella di concentrare l’attenzione nel non superare i limiti di velocità, che in prossimità dei centri abitati, passano da 80 a 60 kmh.
Dopo circa 270 chilometri, di natura incontaminata, nella quale il verde è interrotto solo da piccoli insediamenti agricoli, arriviamo ad un grande arco in legno ci annuncia l’ingresso nel Nordland.
Dopo alcuni chilometri, il paesaggio cambia improvvisamente. Non appena la E6 si arrampica a quote di soli 3-400 metri gli alberi si impoveriscono diventando piccoli e stortignaccoli e lasciano spazio alla tundra artica.
Anche il tempo cambia e le temperature si abbassano intorno ai 10 gradi quando, dopo 470 chilometri arriviamo a Mo I Rana una cittadina abbastanza insignificante che fa da ponte tra le grandi foreste e i ghiacciai del nord

Mo i Rana Sorvanger (isole Lofoten) Km 240

E’ domenica quando ripartiamo ancora in direzione nord. Dopo alcuni chilometri strappati alle fitte pinete, la E6 si inerpica sull’ampio altopiano dal quale si elevano le vette del il parco nazionale dello Saltfjellet con le vette incappucciate di neve che si stagliano in lontananza.
Siamo circondati da un paesaggio desolato: una spoglia brughiera nella quale domina la bassa vegetazione artica.
Immersi in una foschia che rende il paesaggio ancora più inquietante , con una temperatura intorno ai quattro gradi, arriviamo nell’ampio spiazzo che segnala il circolo polare artico, la linea a 66° 33’ che individua il limite meridionale del sole di mezzanotte.
E’ con piacere che, su un segnale stradale tappezzato da adesivi di tutti i motoclub d’Europa, lasciamo a pennarello la nostra firma: “aprilia on the road”
Proseguiamo fino alla città di Bodo porto di imbarco per le isole Lofoten dove arriviamo intono a mezzogiorno finalmente sotto il sole. L’imbarco è alle 15 e dopo un pestilenziale hamburger e patatine fritte, aspettiamo pazientemente il traghetto in compagnia di un eterogeneo gruppo di motociclisti italiani.
Le moto stranamente vengono imbarcate per ultime e quasi in extremis riusciamo a salire e a prendere posto sul ponte quando il traghetto si stacca dal molo per attraversare in circa quattro ore il Vestfjord.
Già dopo una ora di navigazione tranquilla, le Lofoten si stagliano in lontananza come fantasmi nel mare immobile. Ci vuole poca fantasia, nello scorgere laggiù in lontananza, la vela quadra di una nave vichinga, oppure aspettarsi di scorgere una prua, sbucare da dietro un promontorio grigio e spoglio.
Sbarchiamo alle sette e con qualche difficoltà troviamo alloggio in una bella e solitaria “rorbuer”. Dopo aver cenato in un bel ristorante, alle 22,30 ci togliamo gli stivali che avevamo infilato alle 7,30.

Sorvanger Svoalver km 125

Ci svegliamo con uno splendido cielo azzurro solo macchiato da qualche nuvola, che ci promette una giornata di tempo se non buono almeno accettabile. Decidiamo di dedicare la giornata alla parte meridionale delle isole. Ci aspettano i pochi chilometri di trasferimento che separano Sorvanger da Svoalver il centro più grande dell’arcipelago. Le Lofoten costituiscono infatti un insieme di isole, a volte poco più grandi si scogli, circondate da un mare stupendo e generoso che nella stagione dei merluzzi dà lavoro a centinaia di pescatori.
La strada che le attraversa è certamente la più spettacolare che ci sia capitato di percorrere: Monti aguzzi che sorgono dalle acque e danno corpo a leggende di mostri marini; Fiordi stretti tra aspre montagne che si rispecchiano nell’acqua immobile; Manciate di case ora solitarie ora raggruppate come branchi di pecore sorrette su trampoli conficcati nel mare; Barche colorate che si specchiano nell’acqua che sembrano addormentate nell’attesa di prendere il mare.
Strade serpeggianti ora strappate alla montagna ora rubate al mare, ponti arditi sospesi sul mare che si arrampicano nel cielo, nubi aggrappate al blu che non sanno se regalarti sole o pioggia.
Non sappiamo decidere se sono più belle le montagne che ancora conservano tracce di neve oppure le spiagge di sabbia bianca che si perdono nell’ acqua cristallina, regali della natura che si alternano continuamente in un susseguirsi di scorci spettacolari.
Attraversando le piccole località sono immancabili le rastrelliere per l’essicazione di merluzzi che finiranno prevalentemente sulle tavole degli italiani.
Arriviamo quasi senza accorgercene a Svoalver una accogliente località dalla quale partono le escursioni di osservazione dei cetacei.
Perdiamo il pomeriggio a curiosare nella piccola città che tuttavia rappresenta il centro amministrativo delle Lofoten e che ospita uno dei il porti d’attracco degli Hurtingruter, un tempo i postali dei fiordi, e unico mezzo di collegamento in queste terre sperdute, oggi trasformati in eleganti traghetti.

Svoalver Norsjobotn km 370

Come sempre il tempo è tiranno ci muoviamo ancora in direzione nord, percorrendo la E 10 che collega attraverso un tunnel sottomarino l’arcipelago delle Lofoten con le isole Versteralen che ne costituiscono il prolungamento verso settentrione.
Via, via che ci avviciniamo alla terraferma il paesaggio si fa più dolce. Le aspre montagne e gli angusti fiordi che ci hanno accompagnato alle Lofoten, lasciano qui spazio ad ampie vallate e a dolci colline, consegnandoci visioni certamente meno estreme, ma non per questo meno affascinanti.
La E10 costeggia le basse sponde di un fiordo che separa le isole dalla terraferma con le due sponde collegate tra loro da un ardito e spettacolare ponte.
A Bjerkvik la E10 si ricongiunge con la E6 che dopo alcuni chilometri sale di quota attraversando una stretta valle. In lontananza ancora le cime innevate alimentano laghi glaciali e torrenti che scorrono a fondo valle fino confondere la loro acqua nei fiordi.
Sostiamo in una Hytta in un grazioso e lindo campeggio nella piccola località di Nordkjosbotn proprio nella parte terminale del Bijsfjord.

Nordsjobotn Alta 330

Colazione nella Hytta a base di latte e biscotti acquistati la sera precedente nel vicino supermercato e dopo una lunga chiacchierata mattutina con una coppia di motociclisti torinesi giessemuniti, ripartiamo riposati dalla sosta, per percorrere il tratto dalla A6 che ci porta nella cittadina di Alta.
Costeggiamo per un centinaio di chilometri il bellissimo Lyngenfjord con i ghiacciai che arrivano a sfiorare il mare a fare da incredibile sfondo. Nel tentativo di cercare la migliore posizione per una foto, non mi accorgo di un profondo tratto di sabbia ed eccomi steso, con eugenia che non manca ricordarmi quanto sia pirla!
Fortunatamente, dopo qualche metro, lo strato di sabbia diventa un solido sterrato dal quale esco facilmente, senza altre sorprese.
Dopo un centinaio di chilometri, a poche decine di metri dalla strada, scorgiamo un l’indicazione di un “cru” appollaiato su un costone roccioso che si rivela uno spettacolare balcone sull’oceano, con isolotti e promontori che emergono in lontananza, velati da una diffusa foschia.
Il bel ristorante con l’annesso albergo, è costruito accanto ad un villaggio Sami, con le tende a cono, identiche a quelle degli indiani delle grandi pianure americane. Chiaramente il campo è ricostruito a beneficio dei turisti attratti dalle numerose bancarelle che vendono pelli, corna di renna oltre ai classici souvenirs.
Mentre parcheggio la Caponord, destiamo la generale curiosità dei turisti italiani di un viaggio organizzato, sorpresi dal trovare una moto a quella distanza dall’Italia, quasi che sia stato io a portare la moto e non lei a portare noi!
Da giorni aspettiamo di vedere le renne quando finalmente proprio dietro ad una curva, prima mimetizzata nella vegetazione poi pericolosamente sulla strada, una renna ci guarda incuriosita per poi spostarsi, ciondolando, verso il resto del branco intento a brucare sulla riva dell’Altafjord.
Arriviamo nel pomeriggio ad Alta proprio in tempo per prendere l’ennesimo acquazzone della giornata e presentarci gocciolanti nella hall dell’albergo.

Alta Nordkapp km. 210

Oggi è il gran giorno, l’ultimo tratto di strada prima del giro di boa: il giorno di Caponord. Nonostante il clima piovviginoso e le temperature non superiori ai sei gradi, superiamo rapidamente i 100 chilometri dell’altopiano brullo e selvaggio, che separano Alta da Russenes, un piccolo paese affacciato sul golfo di Porsangen
Dopo una sosta trascorsa a scambiarci le esperienze di viaggio con due ragazzi romani che viaggiano su una tdm, lasciamo la E6 seguendo il grande cartello giallo che indica NORDKAPP.
Il tratto di strada che da Russenes, conduce a Capo Nord è veramente unico.
Tanti racconti parlavano di pedaggi salati, pagati solo per fare la foto col mappamondo, invece i panorami mozzafiato, le piccole isole, le impervie scogliere, ghiacciai che sfiorano il mare, fiori alpini che in Norvegia spuntano a soli 300 metri di altitudine, fanno perdonare il cielo grigio ed il clima infame.
Quasi a raccogliere le energie, per vivere più intensamente il momento, sostiamo qualche attimo in silenzio davanti al tunnel di 6 chilometri che porta sull’isola di Mageroya,
Superato il tunnel, ci separano solo trentaquattro chilometri da Caponord. Trentaquattro chilometri di freddo, trentaquattro chilometri sferzati da un vento tagliente, trentaquattro chilometri di monti aridi e spogli che si tuffano nell’oceano, trentaquattro chilometri di saliscendi e di strade serpeggianti nella tundra artica, trentaquattro chilometri che ci restano nel cuore.
Dopo aver pagato le 400 NOK per l’ingresso, lasciamo la moto nel piazzale del Nordkapphallen. Nel parcheggio, tanti camper, qualche autobus ed alcuni magnifici pazzi, che con la moto e con la loro voglia di mettersi alla prova, si sono avventurati in questo luogo ed hanno vinto la loro piccola scommessa.
71 10 21 numeri che sanno un poco di magia, numeri che ci ricordano che più su di così, via terra non ci puoi andare.
Nel momento in cui felici, e storditi dalla bellezza selvaggia del luogo, stiamo affacciati davanti all’oceano Artico che, 300 metri più in basso, sferza con le potenti onde, il promontorio sul quale si trova il mappamondo, ci sembra poco importante, il fatto che, in realtà, il punto più a nord non sia quello dove ci troviamo ma sia un poco a ovest.
Restiamo un paio d’ore al centro turistico di Nordkapp dedicando il tempo soprattutto alla visione di uno spettacolare filmato.
Torniamo nell’albergo, costruito sulle palafitte nello stile delle robuer, che si affaccia in una tranquilla e riparata baia, ad aspettare una notte che non arriva mai. E’ difficile, per noi, abituarci all’interminabile crepuscolo, al giorno che non finisce ed alla notte che non comincia.

Nordkapp Inari Km 330

Durante la notte il tempo è cambiato, ovviamente in peggio! Ci hanno tenuto compagnia, il rumore ritmico di una pioggia battente ed un vento ululante, tanto forte da far vibrare i serramenti.
Al risveglio speriamo in un miglioramento ma un primo sguardo dalla finestra ci toglie ogni illusione.
Quando apro la porta, che dà direttamente su un terrazzo, vengo investito da una violenta folata di vento e da una pioggia ghiacciata che ricorda i peggiori giorni d’inverno della Pianura Padana.
Dopo una abbondante colazione completiamo la vestizione e ripartiamo per affrontare i 10 chilometri che ci separano tal tunnel.
Raramente avevamo affrontato un clima così estremo: una pioggia gelida e le raffiche di un vento impetuoso ci accompagnano lungo la strada stretta e tortuosa che ci conduce prima ad Honneisvag e poi all’ingresso del tunnel.
Pagate le 117 NOK di pedaggio, percorriamo i sei chilometri del tunnel, sperando in un miglioramento del clima ma anche questa volta le nostre speranze vengono deluse e all’uscita dalla galleria, veniamo accolti da una pioggia battente.
Il clima è impietoso, nonostante l’abbigliamento (abbiamo indosso metà del contenuto delle borse) e l’eccellente riparo offerto dalla Caponord, il freddo e l’umidità si fanno sentire mentre percorriamo in assoluta solitudine i 130 chilometri di strada che separano l’isola di Mageroya dalla località di Lakselv, situata alla fine di un’ ampia insenatura affacciata sul mare di Barens.
Di quando in quando una sperduta casa dipinta con colori vivaci, affacciata su un molo o un pittoresco gruppo di tende a cono di un campo di nomadi Sami, interrompono la solitudine, ci ricordano che anche questi luoghi non sono disabitati
E’ inquietante percorrere chilometri e chilometri incrociando rari camion o qualche motociclista che infreddolito come noi, alza comunque la mano in segno di saluto.
Proseguiamo sempre sulla E6, sempre con condizioni di tempo durissime, in direzione del confine Finlandese vicino alla cittadina di Karasjok che ospita il parlamento Norvegese del popolo Sami.
Dopo pochi chilometri un cartello su un fiume dal nome impronunciabile, ci segnala l’ingresso in Finlandia.
Una stretta strada immersa nel bosco caratterizzata da continui saliscendi ci porta in cento chilometri sul bel lago di Inari, paradiso dei pescatori"

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MessaggioTitolo: Re: Caponord 2009 (by Sergioenrico)   Dom 6 Gen - 22:14

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"Inari Rovaniemi Km. 320

La pioggia è la costante di questo viaggio ed ormai rassegnati ripartiamo da Inari in un paesaggio che cambia man mano che andiamo verso sud. A poco a poco, la foresta ruba lo spazio alla tundra artica, gli alberi vincono la loro lotta con gli elementi e diventano più alti e forti. A volte bosco si dirada e lascia spazio a laghi con l’acqua solo increspata dal vento, sulla quale si specchiano isolotti coperti di verde, con gli abeti che sembrano alberi di navi con le vele spiegate.
Incrociamo decine di moto, per scoprire ad una sosta, che siamo nel bel mezzo di un motoraduno.
Poco prima di Rovaniemi attraversiamo di nuovo il circolo polare artico, che qui si chiama Napapiiri, proprio dove sorge quel baraccone del villaggio di Santa Claus. Siamo al livello del mare e sotto un bel sole, che finalmente ha preso il posto delle nubi, con una temperatura di 12 gradi, le sensazioni sono ben diverse da quando eravamo alla stessa latitudine in Norvegia.
A pochi chilometri c’è Rovaniemi, una ordinata e moderna cittadina immersa nelle foreste, adagiata sul bel fiume Ounaskoski che la attraversa . Manco a dirlo troviamo alloggio nell’ hotel Santa Claus, lussuoso e dotato di ogni ben di Dio.

Rovaniemi Nordmaling km 570

Da Rovaniemi puntiamo a sud in direzione del confine Svedese distante circa cento chilometri. Il clima è decisamente cambiato. Viaggiamo costantemente immersi tra foreste di alte conifere e le poche e coloratissime case che incontriamo sembrano perdersi in questo mare verde.
L’ingresso in Svezia, con un enorme capannone dell’Ikea, segna anche la fine delle strade solitarie per lasciare spazio alla interminabile E4, l’autostrada che collega la Lapponia Svedese al sud del paese, costeggiando in golfo di Botnia.
Anche questa parte di viaggio che sembra insignificante ci lascia sempre qualcosa da ricordare. La Svezia non ci riserva gli spettacolari paesaggi della Norvegia, ma le sterminate distese di abeti che ci accompagnano per centinai a di chilometri, lasciando solo intuire la presenza del mare, che raramente si scorge dietro agli alberi, ci regala inaspettati momenti di serenità.
Dopo quasi seicento chilometri ci mettiamo alla ricerca di un posto per dormire e dopo qualche tentativo, a Nordmaling a sud di Umea, troviamo un accogliente ” hotel de charme” sperduto nella campagna Svedese.

Nordmaling Norberg Km 545

Costeggiamo ancora per diverse centinaia di chilometri il lungo golfo di Botnia, sempre nascosto dalle foreste, il cui sfruttamento costituisce una delle grandi ricchezze della Svezia.
A Gavle pieghiamo ad ovest, verso l’interno e i grandi laghi del Gotland la grande regione della Svezia meridionale.
Non appena abbandoniamo la strada costiera ritornano i paesaggi del nord. Strade strette e boschi ci accompagnano ancora in questi ultimi giorni di viaggio.
Negli ultimi chilometri ho la netta impressione che il freno posteriore ci stia piantando e che anche l’anteriore non sia al massimo dell’efficienza. Nell’ultima sosta in particolare la leva raggiunge ormai il fondo corsa e la prospettiva di affrontare ancora qualche migliaio di chilometri senza il freno posteriore non mi rende certo felice.
Arriviamo a sera in un piccolo campeggio affacciato su un laghetto, appena prima dell’arrivo della solita pioggia. Controllo comunque i freni. Il liquido è a posto ma le pastiglie sono alla frutta nonostante le abbia cambiate prima della partenza. Cercherò di risparmiarle.

Norberg Melbystrand km. 520

Ci aspetta una lunga tappa attraverso i boschi della Svezia meridionale ed il freno posteriore continua a preoccuparci. Su consiglio di un gentilissimo commerciante di attrezzature da giardino, andiamo in un vicino concessionario multimarche. Dopo una mezz’ora di attesa, (qui si apre alle dieci) con una efficienza tutta nordica, la moto viene presa in consegna, portata in officina, rigorosamente off limits e riconsegnata dopo una mezz’ora, con lo spurgo effettuato e la raccomandazione di non forzare in frenata.
Guidiamo praticamente senza sosta costeggiando l’enorme specchio d’acqua del lago Vatten al termine del quale si trova la città di Huskvarna. E’ ormai sera quando arriviamo nel bellissimo campeggio di Melbystrand, affacciato sulla spiaggia deserta del mare del Nord, proprio ai piedi delle dune, illuminate dall’ultimo sole della breve estate,

Melbystrand Seesen km. 630

Due traghetti e 1500 chilometri ci separano dalla fine della vacanza, ripartiamo quindi con la consapevolezza che da qui in poi ci aspettano solo i noiosi chilometri delle autostrade Danesi e Tedesche.
Attraversiamo rapidamente Helsimborg ed Hersingor che meriterebbero certamente una visita e ci dirigiamo ancora a sud, verso Rodby ed il traghetto per la Germania.
Ad Amburgo una caotica ed interminabile coda, (dove sono finiti l’ordine e la leggendaria efficienza tedesca) che superiamo in tempi accettabili solo grazie alla “creatività” di noi italiani, per tornare a Seesen, nello stesso alberghetto dove ci eravamo fermati all’andata.

Seesen Pavia km 930

Ci separano solo i seicento chilometri di autobahn e le autostrade svizzere dalla fine di questa nostra avventura ma c’è ancora il tempo di divertirsi sui tornanti del San Bernardino prima di scendere nella pianura che già a Mendrisio ci accoglie con la sua cappa di calore e con i 30 gradi dell’estate lombarda.
La tangenziale di Milano, la statale 35 e lo struggente tramonto regalato dal cielo di Lombardia ci accompagnano fino a casa.
Spengo la moto, scarichiamo le borse, tutto è finito, oppure è solo un arrivederci, una parentesi tra una esperienza che finisce ed una che aspetta di incominciare.

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MessaggioTitolo: Re: Caponord 2009 (by Sergioenrico)   Dom 6 Gen - 22:17

complimenti davvero
siete stati bravi
...ne avete fatta di strada e viste di cose
vi siete arricchiti di esperienze
fate venire voglia...
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MessaggioTitolo: Re: Caponord 2009 (by Sergioenrico)   Lun 7 Gen - 9:48

grazie,

se serve potrei selezionare un pò di foto, dimmi tu quante, e provare ad inserirle oppure, meglio ancora, a fartele avere.

Quanto al titolo, dopo anni di vacanze in moto devo solo decidere chi è il ferrovecchio; se la caponord o il sergioenrico.



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MessaggioTitolo: Re: Caponord 2009 (by Sergioenrico)   Lun 7 Gen - 15:59

non credo ci sia un limite di foto da mettere nei report...ma seleziona magari le più significative e postale....
a noi le foto ce piacciono....
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MessaggioTitolo: Re: Caponord 2009 (by Sergioenrico)   Lun 7 Gen - 21:37

se vuoi, Sergioenrico, copio le più significative che hai postato nell'altro thread..
ok?
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MessaggioTitolo: Re: Caponord 2009 (by Sergioenrico)   Lun 7 Gen - 21:49

metto quelle della prima tappa in Norvegia,

da Kristiansand a Sorfjord

















prossimamente le altre....


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MessaggioTitolo: Re: Caponord 2009 (by Sergioenrico)   Lun 7 Gen - 21:56

fantastico!
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MessaggioTitolo: Re: Caponord 2009 (by Sergioenrico)   Lun 7 Gen - 21:57

L'ultima è bellissima vederla in foto chissà dal vero.
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MessaggioTitolo: Re: Caponord 2009 (by Sergioenrico)   Lun 7 Gen - 22:11

Bax ha scritto:
L'ultima è bellissima vederla in foto chissà dal vero.


è rumorosa, nelle foto non si sente ma nel filmato si Wink


magari un sabato a Castelletto possiamo vederlo..... per un paio di settimane sono preso anche di sabato e domenica ma poi, se vi interessa si può fareeeeee
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MessaggioTitolo: Re: Caponord 2009 (by Sergioenrico)   Lun 7 Gen - 22:32

Contaci sono proprio curioso (e anche un pò invidioso lo ammetto)
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MessaggioTitolo: Re: Caponord 2009 (by Sergioenrico)   Mar 8 Gen - 20:31

Bax ha scritto:
Contaci sono proprio curioso (e anche un pò invidioso lo ammetto)

...anche io...
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MessaggioTitolo: Re: Caponord 2009 (by Sergioenrico)   Mar 8 Gen - 22:28

telenovela seconda parte.......


da otta a gudvanghen

















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MessaggioTitolo: Re: Caponord 2009 (by Sergioenrico)   Mar 8 Gen - 23:27

che bei posti geek
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MessaggioTitolo: Re: Caponord 2009 (by Sergioenrico)   Dom 13 Gen - 2:41

Sergio... ma il video del giro tra Slovenia e Croazia, verso le fantastiche cascate di Plitvice non lo postiamo? Andrebbe inviato anche a Parodi per riders Caffè...
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MessaggioTitolo: Re: Caponord 2009 (by Sergioenrico)   Dom 13 Gen - 10:30

Primo, ho già dei guai ad inserire delle foto, figurati dei video. proprio non saprei da dove cominciare

naturalmente, se lo hai ancora, lo puoi inserire tu.

visto che ci siamo ne approfitto per mettere ancora qualche foto di NK











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MessaggioTitolo: Re: Caponord 2009 (by Sergioenrico)   Dom 13 Gen - 10:54

Sergio! Ma non è un problema! Linkiamo i video della croazia che abbiamo caricato su You tube per il sito... Opera della Produzione SERGIOENRICO. Wink
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MessaggioTitolo: Re: Caponord 2009 (by Sergioenrico)   Dom 13 Gen - 11:14

ok, però forse è meglio se apri un argomento con un titolo diverso

ps

la produzione è stata frutto di collaborazione della Laser grup moto emot

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