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 [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica

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MessaggioTitolo: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Dom 20 Gen - 16:07

Apro in modo ironico e in buona pace un altro tipo di raccolta canzoni , di qualsiasi genere e tipo . Sarebbe anche bello accompagnare al video postato anche qualche nota o sul testo o sul motivo (anche personale) per il quale è stato postato in modo da far conoscere e interpretare meglio ciò che si ascolta ;proprio come una raccolta di musica Very Happy





L’avvelenata, datata 1976, costituisce forse il più ampio e completo manifesto della posizione di Guccini rispetto alla propria opera, alla propria categoria e, più in generale, fornisce il più sincero ritratto del personaggio. Si presenta infatti come lo sfogo di un ribelle che difende, seppure passando attraverso il lungo travaglio del dubbio, il suo essere cantautore. Ridurre un testo come questo alla semplice invettiva significa etichettarlo e svilirlo, limitandone la portata per quanto riguarda invece il tentativo di uscire vincitore dalle difficoltà e dalle critiche. Guccini non distrugge soltanto i suoi avversari, ma sulle macerie di quelle critiche ricostruisce la consapevolezza del proprio valore. Con frasi più poetiche ma, forse, meno efficaci, vent’anni dopo dirà "Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio, perché con questa spada vi uccido quando voglio" (Cirano-1996).

In partenza il brano sembra essere una revisione delle proprie scelte di vita: innanzitutto Guccini si chiede se, tornando indietro, alla luce dei risultati ottenuti, scriverebbe ancora canzoni. La risposta immediata sembra essere un secco no, con anche ammissione di colpa, ma l’ironia è evidente sia nell’altisonante e dissacrante Crucifige, sia nell’esaltazione della propria "razza", la cui grandezza è subito smentita dal "son … il primo che ha studiato". Tuttavia continua la sequenza delle scuse e dei ripensamenti: meglio la pensione e la laurea consigliate dai genitori, perdono ai critici, direttamente apostrofati, vero bersaglio, anche se mediato dal finto pentimento, di tutta la canzone. Guccini dà spiegazione delle scelte compiute da giovane: età, ingenuità, provincialismo, libri. La sincerità delle ragioni che lo hanno spinto a fare il cantante non è stata però colta dai critici, che lo accusano costantemente di arrivismo e qualunquismo. Guccini ha però a sua difesa la propria umiltà: non ha mai preteso di fare rivoluzioni o poesia con le proprie canzoni. Per lui cantare è un passatempo, nato come gioco privato, scevro da interessi commerciali e da desideri di gloria.

Il tono allora si innalza, la polemica si fa più scoperta, non più autodifesa, ma accusa: altri sono i suoi piaceri, polemicamente i più bassi e carnali ("godo molto di più nell’ubriacarmi/oppure a masturbarmi o, al limite, a *******"), scrivere è un antidoto alla noia e alla depressione. Ecco allora la sequela delle imputazioni che giungono da ogni parte e che mostrano la propria falsità nella reciproca contradittorietà.

Agli insulti si aggiunge la perdita della propria vita privata, tanto sentita da far esclamare "comprate il mio didietro, io lo vendo per poco".

Le ultime quattro strofe rappresentano invece il chetarsi dell’animo: inizialmente è ancora presente una critica, rivolta ai "colleghi cantautori", velatamente accusati di essere solo in cerca di guadagni, ma il duro giudizio nei loro confronti si stempera in un nuovo aizzarsi contro tutti i possibili avversari per cui le accuse si risolvono in un incitamento a continuare a cantare. Invito che, in ultima analisi, è rivolto anche all’io scrivente che rivede la propria posizione iniziale ribadendo la convinzione nella validità del proprio "mestiere".

Il pezzo colpisce indubbiamente a un primo ascolto per la ritmicità insistente, scandita da un complesso gioco di rime, anche interne, non riconducibile a uno schema unitario. Le brevi strofe (quattro versi ciascuna) suddividono il pensiero in sequenze distinte che costituiscono nel loro insieme il monologo di una mente che si scaglia irriverentemente contro tutti, senza risparmiare ai suoi avversari frecciate ironiche (personaggi austeri, militanti severi…) e aperti insulti. La lingua indulge spesso a espressioni del linguaggio parlato, abile artificio per riprodurre la spontaneità delle dichiarazioni e mantenerne l’asprezza e la forza. Del resto, esplicitamente Guccini lo afferma, egli non fa della poesia, ma fruga "dentro alle nostre miserie". Misero (ma davvero tanto misero?) cantante, egli non pretende di incidere sulla realtà, ma solo di rappresentarla nella sua crudezza che può anche essere priva di poesia. L’avvelenata non è dunque solo polemica, ma anche esplicitazione di una poetica. Guccini è consapevole di essersi esposto a etichettature di ogni genere, politiche, ideologiche, sociali, letterarie, e, proprio per questo, presenta qui le bandiere che gli sono state attribuite, in due strofe cariche di sarcasmo che sembrano poggiarsi continuamente sulla ripetizione dell’io: sono sempre io, sembra dire Guccini, quello che è stato definito comunista e fascista, genio e cretino. Tale situazione ha reso la vita un inferno, ha trasformato il gioco di scrivere in continui guai. La climax è ormai al culmine e lo scioglimento arriva precisando dapprima chi sono tutti quei personaggi tanto assetati del sangue dei cantanti: un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli...
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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Dom 20 Gen - 16:12







“Aida” è l’Italia. In questa canzone, difficile e splendida, Rino
Gaetano ha saputo tracciare con il suo stile inimitabile e affidato
alla simbologia, un affresco di tutta l’Italia contemporanea, dal
fascismo alla guerra, dal dopoguerra agli scandali e alle difficoltà
enormi degli anni ’70.

Per farlo, Rino scelse già nel titolo un nome simbolico. Aida. L’opera
di Giuseppe Verdi scritta per celebrare l’apertura del canale di Suez
(e quando si dice canale di Suez, la memoria va a strategie, a guerre,
ad affari planetari). Ma anche un nome portato da centinaia di
vecchiette, sulla scia dell’opera di Verdi e di una presupposta
glorificazione del “genio italico” (sebbene il canale di Suez fosse
stato realizzato dal francese De Lesseps, i progetti originali sembra
debbano essere attribuiti all’ingegnere italiano Luigi Negrelli, che
non ricevette mai nessun riconoscimento ufficiale, ma che in Italia
venne a lungo considerato come il “vero realizzatore” del canale).
Quindi, di autentico colpo di genio si deve parlare per la scelta di
questo nome da parte di Rino Gaetano.

E si parte con i brevi versi della canzone, sciorinati uno dietro
l’altro, raucamente urlati, inframezzati da alcune frasi musicali.
Aida, cioè l’Italia, sfoglia il suo album di fotografie. I suoi
ricordi. E non sono ricordi dolci. Sono ricordi di tabù, che vanno di
pari passo con le “madonne” e coi “rosari” di una tradizione cattolica
che rappresenta una parte decisiva della sua storia ed anche una parte
decisiva della sua tragedia.

I “mille mari” del “mare nostrum”, delle Repubbliche Marinare le cui
bandiere campeggiano nel vessillo della marina militare, della retorica
del paese dei santi e navigatori. Una retorica nazionalista che ha il
suo sbocco naturale nell’ “alalà” del fascismo. I simboli della canzone
procedono in concatenazione storica perfetta e non risparmiano il
costume (i “vestiti di lino e seta” sono, pochi lo sanno, una citazione
da un cinegiornale dell’Istituto Luce sul matrimonio di Edda Mussolini
e Galeazzo Ciano: “vestiti di lino e seta, dopo la cerimonia si avviano
al radioso futuro di novelli sposi”.) C’è Marlene (Marlene Dietrich o
Lilì Marlene, poco importa), ci sono i Tempi Moderni di Charlot e con
loro il periodo tra le due guerre.

E “dopo giugno”, cioè dopo il 10 giugno 1940, data in cui Benito
Mussolini si affacciò al balconcino di Palazzo Venezia per annunciare
agli “italiani di cielo, di terra e di mare” che “l’ora scoccata dal
destino” era giunta, ecco il “gran conflitto”, ecco l’ “Egitto” di
altre retoriche guerresche (El Alamein, Giarabub…). Ecco le “marce e
svastiche”, ecco i “federali” fascisti (come non tornare anche al film
con Ugo Tognazzi?). Sotto i fanali, che potrebbero essere stati proprio
quelli di Lilì Marlene,
c’è solo oscurità. C’è l’oscuramento delle notti di guerra. C’è il buio
di un futuro che non appare possibile. Il “ritorno in un paese diviso”,
in un dopoguerra “più nero nel viso” in cui l’amore però ha un colore
ben preciso: il rosso.

Il primo ritornello: “Aida, come sei bella”. Il primo grido, al tempo
stesso ironico e terribilmente sincero, di amore a questo paese di
*****. Finisce la prima parte della storia ed inizia la seconda.

La seconda parte, quella del primo dopoguerra. Battaglie e compromessi,
un paese in preda alla povertà più nera, ai lavoratori che fanno la
fame, allo spettro del “terrore russo” agitato a partire dal 1947. Il
piano Marshall, l’esclusione dei comunisti dal governo, il 18 aprile.
Con un solo brevissimo verso viene innestata la storia nei suoi mille
rivoli. Basterebbe solo questo per far definire Rino Gaetano un
grandissimo, e questa sua canzone un capolavoro assoluto.

Cristo e Stalìn.

Con quello “Stalìn” pronunciato popolarescamente (a volte si diceva
anche “Stalino”). Il capo dell’Unione Sovietica, il faro dei lavoratori
accentato come un contadino veneto. La scomunica dei comunisti da parte
di Pio XII nel 1949. I carri armati russi in piazza San Pietro nel
famoso manifesto elettorale della DC (“Volete che accada questo…?”).

L’assemblea Costituente. La democrazia, seguita da quel disperato “e
chi ce l’ha”, quasi a dire che la democrazia in Italia nient’altro è
stata che un’illusione, una facciata dietro alla quale si nascondeva
l’eterno fascismo che sempre riaffiora. Ed è storia di questi giorni.
E’ storia che non finisce. Che sembra non finire mai.
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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Dom 20 Gen - 16:18




Battiato inizia subito con il prendere di mira un mito musicale della sua generazione, Bob Dylan.
"Mr. Tamburino" è ovviamente "Mr. Tambourine Man", la celebre canzone del cantautore americano, portata al successo mondiale dai Byrds, e il verso "i tempi stanno per cambiare" allude all'altro classico brano "The Times They Are A-Changing". Solo che in questa riproposizione, c’è l’invito di Battiato a mettersi la maglia perché i tempi cambiano e si invecchia.
siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro.
Qui invece il bersaglio è Alan Sorrenti, un tempo cantautore sperimentale e progressive, tornato al successo negli anni '80 con brani commerciali, come “Figli delle stelle” e “Tu sei l'unica donna per me”. Sua maestà il denaro non è evidentemente estraneo alla operazione.
Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare
quei programmi demenziali con tribune elettorali
Le tribune elettorali, condotte per anni dal celebre Ugo Zatterin, erano molto seguite nell’Italia iper-politicizzata degli anni '70.
e avete voglia di mettervi profumi e deodoranti siete come sabbie mobili tirate giù uh uh.

Battiato attacca la pubblicità e la nostra società troppo attenta all'apparire.
C'è chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero
Ora Battiato fa un po’ d’auto-ironia. Quello che si mette gli occhiali da sole (anche di sera) è lui nel nuovo look.

uh com'è difficile restare padre quando i figli crescono e le mamme imbiancano.
Qui è citato un verso di "Tutte le mamme del mondo", canzone portata alla vittoria del Festival di San Remo da Gino Latilla e Consolini nel 1954.
«E gli anni passano, i bimbi crescono,
le mamme imbiancano; ma non sfiorirà la loro beltà!
Son tutte belle le mamme del mondo
grandi tesori di luce e bontà,
che custodiscono un bene profondo,
il più sincero dell'umanità.»
Battiato, invece, osserva con crudo realismo che il padre potrebbe avere qualcosa da ridire sul progressivo invecchiamento della moglie.
Quante squallide figure che attraversano il paese
com'è misera la vita negli abusi di potere.
Passa all’invettiva contro chi abusa del potere.
Sul ponte sventola bandiera bianca

sul ponte sventola bandiera bianca

sul ponte sventola bandiera bianca

sul ponte sventola bandiera bianca.

Riferimento evidente alla celebre poesia “L’Ultima ora di Venezia” (o “A Venezia o “Ode a Venezia) del poeta e patriota Arnaldo Fusinato (Schio 1817- Verona 1888).
Fusinato prende parte all’insurrezione di Venezia del ’48, ma, dopo cinque mesi di assedio, la più bella città del mondo, ormai stremata dalla fame, dal colera e profondamente segnata dalla cannonate, deve arrendersi all’Impero Austriaco per evitare la totale distruzione. E’ in questo contesto che nasce la poesia.
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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Dom 20 Gen - 16:21






Smisurata preghiera è l'epitome del disco, la summa dei tracciati che lo percorrono. Ed è ancora un affresco sulle minoranze, sulla necessità di difendersi da parte di chi non accetta "le leggi del branco", su coloro insomma che devono pagare per difendere la propria dignità: gli unici che attraversando l'emarginazione e la solitudine riescono ancora a "consegnare alla morte una goccia di splendore". La musica
[In Doriano Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, p. 77]


Smisurata preghiera [...] è una specie di salmo di invocazione e di imprecazione sulle minoranze. Ed è costruita a partire da testi di Alvaro Mutis, che in un'intervista televisiva ha dichiarato che occorre un talento straordinario per sintetizzare un'intera opera in una sola canzone.
[Alessandro Gennari, in Le mie note a margine (intervista a F. De André]


La canzone è tratta da un romanzo di Alvaro Mutis, che io purtroppo non conosco, ma so per esperienza come Fabrizio riesce a "migliorare", a elaborare i testi scelti come riesce a caricarli di significati un po' misteriosi, sempre legati alla sua antica polemica sociale, al suo problema morale.
Qui la polemica è tra il suo eterno nemico, "la maggioranza", e i "disobbedienti alle leggi del branco", per i quali invoca l'attenzione del Signore.
Il dolce menestrello della nostra adolescenza, che ci ha insegnato a scoprire la differenza tra la vita e la morte, e ora a respingere "lo scandalo metallico" delle armi, nella forza della sua maturità di offre un blueprint di saggezza nell'indipendenza, nella "direzione contraria".
Dicono che Fabrizio sia il Bob Dylan italiano; io nel dargli questo premio d'amore più che di potere, vorrei che Bob Dylan venisse chiamato il Fabrizio americano.
[Fernanda Pivano, in occasione del "Premio Lunezia" 1997]
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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Dom 20 Gen - 16:26



la canzone non è dei queen ma solo di freddie contenuta nel suo album da solista MR. BAD GUY
l'espressione "i don't have no time for no monkey business..." non ho tempo per cose sciocche dovrebbe significare cose di poco conto, frivolezze
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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Dom 20 Gen - 19:29

grayspida ha scritto:


“Aida” è l’Italia. In questa canzone, difficile e splendida, ....


Francesco, stai facendo un gran bel lavoro! Shocked
non avevo mai ascoltato veramente Aida...
grazie
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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Dom 20 Gen - 19:31



E la storia di un tizio che cerca un albergo per la notte su una strada deserta.

Vede una luce ed arriva al Hotel California. Descrive l'albergo, e si comincia a capire secondo la descrizione che c'è qualcosa di non normale con questo albergo, la sua gente e i suoi clienti.
Alla fine della canzone lui cerca di lasciare l'albergo, correndo via.
Il portiere gli dice che non ci si può lasciare l'albergo, "siamo programmati solo per ricevere, non puoi mai partire"
Si capisce che sono tutti spiriti.


Condivido questa interpretazione : "I significati potrebbero essere tantissimi o nessuno in particolare.
Secondo me, Hotel California è una metafora, la California simboleggia per gli americani, la terra dei sogni, o comunque la terra di frontiera, simbolo di libertà o di fuga.
La metafora nella canzone, sta ad indicare, la fine del sogno di rivoluzione degli hippie, movimento al quale gli Eagles avevano aderito pienamente, e la massificazione di tutti quei figli dei fiori che proprio dalla California negli anni 60 fecero partire la "rivoluzione".
Però secondo me, quella canzone parla anche dell'uscita dal tunnel della droga, e il raggiungimento della libertà, la California confina con il Messico.. la libertà, quindi potrebbe starci anche questo senso."
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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Dom 20 Gen - 19:42

Norton ha scritto:
grayspida ha scritto:


“Aida” è l’Italia. In questa canzone, difficile e splendida, ....


Francesco, stai facendo un gran bel lavoro! Shocked
non avevo mai ascoltato veramente Aida...
grazie

Very Happy faccio rispondere De andrè :
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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Dom 20 Gen - 21:52



La canzone, come spiega Axl Rose, leader della band, è stata scritta dopo che una ragazza gli disse di non piangere dopo avergli detto addio: Axl ci stava provando da tempo con una ragazza che usciva con Izzy Stradlin; Axl la amava molto, ma lei, avendo capito che la loro relazione non avrebbe funzionato, gli aveva preferito Izzy, e così una sera, mentre Axl si trovava seduto su una panchina di fronte al locale Roxy e lei lo stava salutando per l'ultima volta, Axl piangeva e lei gli disse allora "Non piangere". La canzone venne scritta da Axl e gli altri la sera successiva in soli 5 minuti.
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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Dom 20 Gen - 21:58



1) Spiegazione Ufficiale, pubblica:
Le pulsioni ancestrali dell'uomo etc... etc...
2)Spiegazione "senza etichetta" e scopiazzata dall'autore stesso:
Mi sembra che FB abbia detto che il testo non è autobiografico, quindi il
problema non lo coinvolge, ma piuttosto lo osserva nel prossimo.
Inoltre nel concerto di Cattolica, ha detto che "l'animale"
descrive "the dark side o the moon" di "la stagione dell'amore" (ma potrebbe
essere una battuta estemporanea). Questo mi fa pensare a quei rapporti
sentimentali che si trascinano nella dipendenza e vampirizzazione reciproca
(" è l'animale che vuole te") e che quindi impediscono la crescita
personale.
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Teo-HDi
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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Lun 21 Gen - 8:57

Grande Frà! Cool Cool Cool
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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Lun 21 Gen - 15:12

Smile






A proposito di «Ballo del potere», a quale potere si riferisce?

"Ovviamente a nulla che abbia a che fare con la sopraffazione e il predominio. Il potere così concepito mi fa semplicemente orrore. Dobbiamo sempre guardarcene dall'esercitarlo o subirlo, perfino quando andiamo a prendere un caffè al bar. Nella canzone si allude naturalmente all'uso e al controllo di quello che Castaneda chiamava potere personale. " F.B.

Ho trovato che secondo Castaneda, l’energia presente in un uomo costituisce il suo ‘potere personale’ e l’uomo è soltanto la somma del suo potere personale. Il fatto è che l’energia a disposizione dell’uomo viene pressoché esaurita nel compiere le nostre azioni quotidiane, azioni abitudinarie che sono determinate per ognuno dal proprio passato. Quindi non resta energia per l’incontro con l’ignoto . clown

Ne Il ballo del potere è inserita una descrizione (in lingua inglese) del Taijitu che riporto e traduco :

The circle symbolizes T'ai Chi which is formless and above duality.
Here it is manifesting itself as the progenitor of the universe.
It is divided into yin (the dark) and yang (the light) which signify
the negative and positive poles.
Pairs of opposites, passive and active, female and male,
moon and sun.

traduzione =>
Il cerchio simbolizza T'ai chi che è informe e al di sopra di ogni dualità. Qui esso manifesta se stesso, come il progenitore dell'universo.
E' diviso tra Yin (il buio) e Yang (la luce) che significa polo negativo e polo positivo. Coppie di opposti, passivo e attivo, femmina e maschio, luna e sole .

per chiarire : lo Yin e yang, due cose opposte esse tendono a mescolarsi ecco perchè nel cerchio del Tai non occupano semicerchi perfetti , i praticanti delle arti cinesi sanno che per ottenere la fluidità del movimento e del pensiero l'individuo deve essere perfettamente equilibrato tra Yin e Yang .....ogni individuo quindi sia uomo che donna possiede sia Yin che Yang sta ad esso calibrarlo mediante le sue azioni e i suoi pensieri .
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Ramsey
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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Lun 21 Gen - 17:56

bravo Franz......bella idea, comunque potevi anche farlo di la.....è ovvio che le mie critiche sono puramente goliardiche.
comunque hai avuto una bella idea. Wink
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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Lun 21 Gen - 19:45

Ramsey ha scritto:
bravo Franz......bella idea, comunque potevi anche farlo di la.....è ovvio che le mie critiche sono puramente goliardiche.
comunque hai avuto una bella idea. Wink

ma va Laughing anche se devo ammettere che le tue critiche mi hanno spinto ad aprire questa raccolta con commenti (che se non altro interessa anche a me in modo d'avere un'insieme contenuto di opere che mi interessano Very Happy ) quindi ti dovrei ringraziare Razz
L'altro jukebox è nato tipo "inserire il gettone e parte la canzone" Smile senza commenti quindi una cosa pressochè diversa ...

Ovvimente non di tutte è possibile fare un commento .



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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Lun 21 Gen - 19:50



inizialmente il titolo della canzone e dell'album venne fuori dopo che un reporter chiese ai membri della band com'era vivere costantemente in tour. Angus rispose che era "a ******* highway to hell" (una fottuta autostrada per l'inferno) e il nome rimase.
Erano stati accusati di satanismo ma le accuse erano tutte infondate



Ultima modifica di grayspida il Lun 21 Gen - 19:51, modificato 1 volta
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banditeo
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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Lun 21 Gen - 19:51

..ma dove le recuperi tutte le info???...hai un sito apposito o tipo un blog???
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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Lun 21 Gen - 22:59

banditeo ha scritto:
..ma dove le recuperi tutte le info???...hai un sito apposito o tipo un blog???

Alla base c'è che i testi di alcuni autori non sono quasi mai scritti a caso e sono ricchi di significato; cercando in internet si trovano tutte le informazioni utili Very Happy



In pratica sono le ultime parole del ladrone "buono" che narrano i vangeli: Tito.
Tito in vita ne aveva fatte di cotte e di crude, ma senza mai far del male a nessuno, si era cosi' ritrovato senza grossi peccati, e riceve da Gesù la promessa del paradiso.
Proprio in punto di morte spiega come i comandamenti molto spesso siano sbagliati nella loro parzialità e generalità, e di come spesso proprio chi proclama questi "comandamenti" sia il primo ad infrangerli.
Che dire, ogni strofa fa riflettere molto.

I° comandamento: Non avrai altro Dio all' infuori di me.
Questo primo comandamento sta alla base del fanatismo religioso, che porta i fedeli a vedere una persona di un altra religione come un peccatore, se non addirittura come nemico.
Per Tito invece non è importante il culto religioso, ma le azioni degli individui.

II° Comandamento: Non pronunciare il nome di Dio invano
Qui Tito descrive come invocando Dio nel momento di maggiore necessità, Dio risulti sempre assente, o "troppo lontano" o "troppo occupato".

IV° Comandamento: Onora il padre e la madre
Qui Tito narra della sua esperienza familiare.
Pensate un attimo ad un padre che picchia un bambino solo perchè piangeva per fame, lo si puo onorare? E giusto onorarlo solo per il legame di sangue?

III° Comandamento: Ricordati di santificare le feste.
Qui non mi è molto chiaro, ma credo che volesse sottolineare l'ipocrisia dei sacerdoti che nei templi narrano di schiavi pii e dei loro padroni che vengono puniti, quando poi nella realtà anche essi sfruttano i più poveri.

V° Comandamento: Non rubare
Bhè questo è il "peccato" per cui Tito è stato condannato.
Ma a differenza di altri che rubavano in "nome di Dio", Tito rubava per necessità, per fame e smpre assumendosene la piena responsabilità.

VI° Comandamento: Non commettere atti impuri.
Questa è la mia strofa preferita.
La religione molto più lagata alle leggi "DIVINE" che alla realtà umana consiglia di non disperdere mai il seme, ma di creare sempre una vita anche se questa poi verrà vissuta in totale dolore.
Tito invece preferisce "confondere il piacere e l'amore, ma di non creare dolore".

VII ° Comandamento: Non ammazzare.
Qui c'è tutta l'ipocrisia dei sacerdoti, che stanno sempre a predicare di non uccidere, di non disprezzare la vita, ma sono i primi a condannare a morte chiunque sia un peso. Si riferisce non tanto a se. quando a Gesù che è stato crocifisso senza motivo. ( davvero bella è la frase "Guardatela oggi, questa legge di Dio, tre volte inchiodata nel legno)

VIII° Comandamento: Non dire falsa testimonianza.
Ritorna l'ipocrisia della religione: chiede a ciascuno di noi di non dire falsa testimonianza anche se la stessa puo causare l' uccisione di un uomo.
Inoltre proprio come nel VII comandamento, i sacerdoti predicano sempre il perdono, ma sono i primi ad essere rigidi e impassibili.

IX° - X° Comandamento: Non desiderare la donna e la roba d'altri.
Qui invece fa notare come questi due comandamenti siano molto poco imparziali.
Sembra ovvio che chi è povero desideri un piatto caldo che è in possesso di un uomo ricco, ma non il viceversa!
Inoltre sembra ovvio e anche triste vedere come Tito in punto di morte ha l' umano istinto di invidiare tutti per la loro vita.


Non credo sia anticristiano o ateo , semplicemente umano Cool
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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Mar 22 Gen - 14:43



Tutto avvenne nel 1971, in quell'anno i Deep Purple giravano attraverso l'Europa con un camper trasformato in studio di registrazione ("to make record with a mobile"). Nel corso del loro viaggio stavano cercando qualche locale dove suonare, ma il posto migliore era stato occupato da "Frank Zappa and The Mother of Invention", che teneva un concerto al casinò di Montreux ("Frank Zappa & The Mothers were at the best place around").

Quella notte uno spettatore ebbe l'infelice idea di lanciare un razzo segnaletico che causò l'incendio del locale ("Some stupid with a flare gun burned the place to the ground") sorrisone .

Il ritornello "Smoke on the water" sembra sia stato scelto perchè il riflesso delle fiamme era visibile persino sul lago di Ginevra. clown


traduzione testo

Eravamo andati tutti a Montreux
Sulla spiaggia del lago di Ginevra
Per fare dischi con un furgoncino
Non avevamo molto tempo
Frank Zappa e i Mothers
Erano in una posizione migliore
Ma qualche stupido con una pistola a razzi
Incendiò l'edificio radendolo al suolo
Fumo sull'acqua, fuoco nel cielo

Hanno bruciato quella casa da gioco
È perita con un suono orribile
Claude, adirato, correva dentro e fuori
Tirando fuori dall'edificio i bambini
Quando fu tutto finito
Noi dovemmo trovarci un altro posto
Ma il tempo svizzero stava volando via
Sembrava che dovessimo perdere la gara
Fumo sull'acqua, fuoco nel cielo

Siamo finiti al Grand Hotel
Era vuoto, freddo e spoglio
Ma con il nostro furgone stile "Rolling Stones" là fuori
Noi facevamo musica lì
Con un po' di luci rosse e alcuni vecchi letti
Ci creammo un posto da spavento
Non importa cosa abbiamo ricavato da ciò
So che non lo dimenticheremo mai
Fumo sull'acqua, fuoco nel cielo

lol!


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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Mar 22 Gen - 15:18

forte !

"...il tempo svizzero..." Very Happy

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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Mar 22 Gen - 15:59



Samarcanda nasce in un periodo storico tormentato, nel pieno degli anni di piombo.

La canzone che dà il titolo all’LP è stata spesso travisata o proprio non capita dal pubblico. Il tema è una leggenda che Vecchioni trova in John O’Hara (Appointment in Samarra, dove Samarra sta per Samarcanda). Un’antica storia dei paesi arabi racconta che un giorno un servo incontrò la Morte al mercato del paese. Corse dal padrone e gli chiese un cavallo veloce per fuggire dalla nera signora, alla volta di Samarcanda, cioè lontano da lei. Il padrone acconsentì, poi scese al mercato e domandò alla Morte perché avesse spaventato il servo. La Morte candidamente rispose: “Non l’ho spaventato, ero solo stupita perché lo aspettavo stasera a Samarcanda”. Roberto cambia solo i protagonisti: il servo diventa un soldato, il padrone un re.

Quel tremendo “oh oh cavallo” che, agli occhi dei più, l'ha fatta sembrare una canzonetta, è fondamentale per cogliere a fine canzone lo spirito del soldato. "Corri cavallo, corri di là, ho cantato insieme a te tutta la notte, corri come il vento che ci arriverà". E' una fuga disperata. Se è vero che la Morte lo aspetta a Samarcanda, il soldato non le va incontro sorridente, ma continua a fuggire, per non rinunciare alla sua vita: è l'istinto di sopravvivenza, l'aspirazione all'eternità insita in ogni uomo. Molti anni dopo Roberto canterà: “ma non lo senti che è più forte la vita della morte?”.

Non tutti forse sanno che Samarcanda non inizia con “Ridere ridere ridere ancora…”: nella versione originale c’è un prologo recitato dalle coriste Naimy Hackett e Leona Laviscount: “C'era una grande festa nella capitale perchè la guerra era finita. I soldati erano tornati tutti a casa e avevano gettato le divise. Per la strada si ballava e si beveva vino, i musicanti suonavano senza interruzione. Era primavera e le donne finalmente potevano, dopo tanti anni, riabbracciare i loro uomini. All'alba furono spenti i falò e fu proprio allora che tra la folla, per un momento, a un soldato parve di vedere una donna vestita di nero che lo guardava con occhi cattivi.” Consiglio di ascoltarla in versione studio. Dopo il prologo parte, solista, il violino di Angelo Branduardi.


stupenda geek


questa con una parte (finale) della versione "originale"

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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Mar 22 Gen - 16:31

canzone molto bella;
personalmente non mi piace l'atteggiamento da vittima che spesso
(o quasi sempre) Vecchioni mette nelle sue opere.
In Samarcanda c'èil fatalismo, l' autocommiserarsi, il non proporre
una via di uscita....insomma il soldato dice "come sono poverino"
e troviamo lo stesso atteggiamento per esempio in Carnival, in
Luci a S.Siro, in Arthur Rimbaud che deve morire di cancrena.
Messaggio esistenziale a parte, canzoni molto belle

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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Mar 22 Gen - 16:43

Norton ha scritto:
canzone molto bella;
personalmente non mi piace l'atteggiamento da vittima che spesso
(o quasi sempre) Vecchioni mette nelle sue opere.
In Samarcanda c'èil fatalismo, l' autocommiserarsi, il non proporre
una via di uscita....insomma il soldato dice "come sono poverino"
e troviamo lo stesso atteggiamento per esempio in Carnival, in
Luci a S.Siro, in Arthur Rimbaud che deve morire di cancrena.
Messaggio esistenziale a parte, canzoni molto belle

condivido infatti il soldato non le va incontro sorridente, ma continua a fuggire (come detto su) ma per non rinunciare alla sua vita: è l'istinto di sopravvivenza, l'aspirazione all'eternità insita in ogni uomo .C'è chi però l'interpreta come "fatalismo, l' autocommiserarsi, il non proporre una via di uscita " .

Stati d'animo opposti tuttavia complementari ?
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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Mar 22 Gen - 23:53




La canzone parla di un carcerato che fa una sorta di sciopero in carcere, rinunciando alla sua ora di libertà perchè trova che i carcerati e i secondini abbiano ben poco in comune, e che se qualcosa devono condividere questa non dev'essere l'aria del cortile che respirano i carcerati durante quell'ora; ma appunto il carcere. Il carcerato è l'impiegato delle canzoni precedenti del cd, che si è ribellato al sistema ed ora si trova in carcere. Egli esprime infatti nella canzone più volte il suo sentirsi diverso (nel senso positivo) dalla società in cui vive e da tutto ciò che rappresenta le istituzioni (es."uomini e donne di tribunale se fossi stato al vostro posto... ma al vostro posto non ci so stare").

La donna citata ad un certo punto probabilmente è l'amante dell'impiegato/carcerato che si giustifica con la gente e con se stessa per averlo amato dicendo che lui (ormai esecrato dalla società) ad un certo punto era cambiato, ma lei non si era accorta di questo cambiamento perchè se era cambiato, nel suo modo di rapportarsi con la politica e con i valori della società, non lo era affatto nel modo in cui l'amava. Anche lei così si confonde nella mischia.

Continua su questa scia la canzone: la "ginnastica all'obbedienza"a cui il protagonista della canzone e "l'uomo della strada" del nostro tempo è costretto, porta l'alienazione e l'unico modo per liberarsi da essa e di salvaguardare la propria individualità è la ribellione("fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza"). Ma non esistono poteri buoni, il potere cerca sempre di accrescere se stesso senza tenere in minima considerazione la comunità e il benessere dei singoli
("però bisogna farne altrettanta per diventare così ******** da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni").
Quindi il senso, in sintesi, è che bisogna esser costretti ad obbedire e a subire umiliazioni per molto tempo per arrivare ad avere la forza e il coraggio di ribellarsi, ma di altrettanto tempo c'è bisogno per rendersi conto che gli ideali su cui si fondava tale ribellione erano solo illusioni, utopie. E che bisogna davvero essere molto ingenui o molto sognatori per credere nell'intima bontà dell'uomo, che esistano "poteri buoni".

Di qui ad una nuova idea legalità e ad una moralità alternativa proclamata dal protagonista in cui i valori umani hanno il primato assoluto e diventano valori di fronte ai quali sfuma sempre di più la linea che separava il giusto dall'ingiusto nell'etica perbenista della società trattata("C'hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame").
Lo sciopero è volto a costringere al carcere anche i secondini, è una protesta non violenta.

In tutte le canzoni precedenti e all'inizio di questa l'impiegato parla al singolare; ma alla fine passa al plurale. Questa canzone sancisce il passaggio dall'individualismo al collettivismo.
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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Mer 23 Gen - 21:10



You Shook Me All Night Long è una canzone degli AC/DC contenuta nel loro album di maggior successo, Back in Black. La canzone è anche proposta in un album successivo Who Made Who. È uno dei migliori 40 singoli della band, raggiungendo il numero 35 nella classifica Billboard Hot 100 nel 1980. Il singolo è stato rilasciato di nuovo in tutto il mondo nel 1986 seguendo il rilascio del nuovo album Who Made Who.

Il titolo della canzone è possibile che provenga da You Shook Me, una canzone blues di Willie Dixon e J. B. Lenoir in cui Muddy Waters canta proprio il verso "you shook me all night long".


Come Brian Johnson ha dichiarato in una recente intervista a Virgin Radio Italia un giorno i fratelli Young si presentarono da lui dicendo di aver provato un pezzo insieme e volevano che Brian componesse il testo. Il neocantante della band, che era al suo primo anno con il gruppo, non sapeva proprio da dove cominciare: non si sentiva all'altezza di quel ruolo e stette un'ora a fissare il foglio bianco senza trovare l'ispirazione. Poi, stando a quanto dice Brian Johnson, scrisse il titolo You Shook Me All Night Long e la sua mano cominciò a scorrere senza che se ne rendesse neanche conto. Nel giro di mezz'ora il foglio era completamente scritto e quella canzone avrebbe fatto la storia. Anche se non crede nell'aldilà, gli piace pensare che sia stato Bon Scott a guidare la sua mano.


Scritta dal terzetto Malcolm Young/Brian Johnson/Angus Young, You Shook Me All Night Long presenta riferimenti sessuali molto espliciti; questi sono ben evidenti anche in una delle due versioni del video musicale, che fu molto criticato e parzialmente censurato per la presenza di diverse donne vestite di cuoio, con cerniere lampo all'altezza dell'inguine.


devo imparare il duck walk al min 3:43 Laughing
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MessaggioTitolo: Re: [JUKEBOX "secessionista"]- Raccolta di musica    Mer 23 Gen - 23:05




Un po’ Don Chisciotte un po’ Guccini in queste parole, il cantautore modenese infatti, attraverso il rocambolesco eroe di Cervantes, ritrae una situazione che non abbiamo difficoltà a riconoscere come contemporanea, per quanto paradossalmente simile a quella che angosciava l’eroe dei mulini a vento; una frase quindi che oltre ad esprimere sia il pensiero di Don Chisciotte, sia quello del suo nuovo autore, esprime il significato profondo della canzone, dove “ieri” è il tempo di Don Chisciotte e “l’oggi” quello attuale. Il mondo dei libri, cui accenna a più riprese il Don Chisciotte di Cervantes, comprende oggi anche quel Don Chisciotte stesso, che è per Guccini uno degli eroici cavalieri di cui non c’è più traccia.

Una riproposizione affascinante e particolarmente calzante, che mette in campo le angosce di un uomo bruscamente risvegliato dal suo mondo letterario e messo di fronte alla malandata realtà, cosciente della necessità di lottare per cambiarla e fieramente disposto a farlo.

Ancora una volta un dialogo a più livelli quello fra Don Chisciotte e Sancho, come nel libro di Cervantes, ma con un significato in più, legato alla realtà contemporanea, quella in cui vive Francesco, il moderno Don Chisciotte.

Dalla presa di coscienza alla spiegazione del proprio modo di vedere le cose a Sancho, Don Chisciotte-Guccini delinea una realtà dove dietro l’apparenza si nascondono nemici temibili e potenti, difficili da vedere e tanto più da sconfiggere. Il realista Sancho Panza è ancora una volta l’uomo che non riesce a vedere dove si nascondono i veri nemici, ma che in coscienza sa che il mondo è governato dal male (ora incarnato dal capitale) e pur volendo fare qualcosa è scoraggiato dalla mole del nemico.
Qui l’apogeo tragico della canzone, che abbassa il ritmo un attimo prima del travolgente finale, la tristezza, i dubbi, la consapevolezza della propria piccolezza si abbattono sul doppio protagonista, che ci appare per un attimo come uomo, semplice e fragile, triste all’idea di una vita remissiva, una vita succube al potere del male; Guccini solo nell’immaginare di doversi tirare indietro e rinunciare alla propria lotta in cambio di una vita scialba, ma tranquilla, è colto da tristezza infinita che si riversa nel suo canto: pochi attimi di malinconia spazzati via dalla ribellione del finale a due voci.

Travolgente, impetuoso, il rifiuto unanime dei protagonisti frantuma questa possibilità e scolpisce una dichiarazione d’intenti che ha il sapore di testamento e chiude la canzone senza aprire a possibili ripensamenti.

“Il potere è l’immondizia, della storia degli umani
e anche se siamo soltanto due romantici rottami
sputeremo ancora in faccia all’ingiustizia giorno e notte
siamo i grandi della Mancia, Sancho Panza… e Don Chisciotte!“

[Don Chisciotte è contenuta nell'album Stagioni, del 2000.
Il testo originale (Don Chisciotte e Sancho Panza) è di Beppe Dati, mentre le musiche sono di Goffredo Orlandi e dello stesso Dati.
Al testo sono poi state apportate alcune modifiche da Guccini, è stato abbreviato il titolo in "Don Chisciotte" ed è stato ridepositato in SIAE con l'aggiunta del nome di Guccini tra gli autori.
Sancho Panza è interpretato da Juan Carlos Bondini.]
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